la Stella di Parma
Didascalie a cura di Filiberto Molossi.

Immagini da un trionfo. Il frame indelebile della gioia, scolpita nel tempo per 50 anni e lasciata lì, eternata come un lancio che non raggiunge mai il piatto, ma ancora e sempre in volo. Fotografie che ci parlano, che ci raccontano una storia: fatta di sport, di agonismo, di mani al cielo, ma anche di amicizia, di umanità, di fair play. 50 scatti, 50 giri delle basi, come gli anni che ci separano da quell'incredibile vittoria: il primo scudetto della storia del Parma baseball, il tricolore dei record targato Germal. Un'avventura straordinaria da rivivere un'immagine alla volta, tra i momenti salienti della stagione 1976 e le emozioni dei protagonisti che contribuirono a scrivere una delle imprese più importanti e significative mai compiute dello sport cittadino. Una mostra per chi c'era e sa che il ricordo a volte sa essere dolce come un fuoricampo, ma anche, forse soprattutto, per chi quei momenti non li ha vissuti ma merita di esserne parte. Di essere orgoglioso dei ragazzi della Germal e dell'eredità che hanno lasciato.

Il formidabile timoniere della Germal campione d’Italia, l’uomo (e il cervello) dietro alla leggenda della Big Green Machine. Manager della Bernazzoli nel ‘75, porta a Parma l’esperienza che ha accumulato negli States e a Cuba. Nel ‘76, al suo secondo anno da capo allenatore, compie un’impresa leggendaria: vince 51 partite perdendone solo 3. “Tre di troppo” dice ancora oggi a chi gli rammenta quel record… Dal 2019 nella Hall of Fame del baseball italiano, già catcher della Tamara dal ‘65 al ‘69, è uno dei principali allenatori del batti e corri nazionale: quando vince lo scudetto del ‘76 ha appena 28 anni.

51 vittorie contro le 43 del Nettuno secondo arrivato, 35 partite vinte di fila, prima per media battuta (.332), valide (661), fuoricampo (67), strike out (432), media pgl (1,27) e altre numerosissime classifiche. I numeri della Germal per la prima volta campione d’Italia fanno impressione. Danno l’idea della incredibile superiorità di una squadra che perse appena 3 partite: due di un punto e una di due.

Californiano, classe ‘54, lo segnala John Noce: alto e bello come un divo del cinema, è uno dei più grandi acquisti di sempre di Aldo Notari. Un lanciatore che, pur fermandosi relativamente poco a Parma, diventa un’icona le cui imprese sul mound sono ammantate di leggenda. Nel ‘76 il ragazzo con la casacca numero 31 è il miglior pitcher del campionato, ottenendo una stratosferica media pgl di 0,63. 74 i k in 70,2 riprese lanciate, 6 le partite vinte e una sola quella persa.

Non c’è Gioia senza Miele: al terzo campionato in Italia, Danny ottiene la consacrazione, diventando uno dei più grandi di sempre che hanno indossato la casacca del Parma baseball. Il suo ruolino parla per lui: 18 partite giocate, 16 vinte, nessuna persa. Sì, è tutto vero: 16-0. Con una media pgl di 1,17 e ben 154 strike out. Fenomeno del monte, tra i più amati dal pubblico, è uno degli uomini chiave del trionfo biancoverde.

Cuore e talento: bresciano, a Parma gioca 10 anni, vincendo 3 scudetti. Re degli strike out (250!) nel ‘70, miglior lanciatore del ‘71 (media pgl di 1,81), con i suoi inseparabili baffi è un personaggio mitico del monte di lancio parmigiano. Nel ‘76 è utilizzato sia come partente che come rilievo: chiudendo sempre la porta agli avversari. Vanta 26 presenze in nazionale.

Un fenomeno: parmigiano del sasso, “figlio” del San Benedetto, lanciatore strepitoso (nell’anno magico 1976 chiude 10-0 con la quarta migliore media pgl del campionato), idolatrato dalla folla, a Parma gioca dal ‘75 all’88 vincendo 5 scudetti e 9 Coppe campioni. Ancora giovanissimo deve rinunciare a lanciare, ma non demorde: e si trasforma in uno degli slugger più temuti d’Europa. Alla fine i suoi fuoricampo nella massima serie saranno 164. Con la Nazionale ha giocato anche le Olimpiadi.

Una bandiera: in campo dal ‘61 ottiene finalmente nel ‘76 quello scudetto che sembrava dovergli sfuggire per sempre. Nell’anno del tricolore, già 31enne, scende in campo solo 4 volte, ma è anche assistente allenatore. E nel dogout porta carisma ed esperienza. Trenta presenze in azzurro, vero caposaldo del baseball ducale, in pochi si meritano quello scudetto quanto lui: la sua maglia, col mitico numero 9, è stata ritirata.

Il più popolare giocatore “straniero” (ma pochi a Parma sono più parmigiani di lui…) del baseball ducale. Nato a Brooklyn, amatissimo dal pubblico anche per la sua simpatia contagiosa e il suo sorriso aperto, ha vinto tutto: 11 scudetti e 15 Coppe campioni come giocatore e allenatore con il Parma baseball, vestendo anche 59 volte la maglia azzurra, con la quale contribuisce con un fuoricampo alla prima storica vittoria contro gli Usa. Nel ‘76, con una media di .360, è stato uno dei migliori battitori dell’intero campionato. Cavaliere della Repubblica, è nella Hall of Fame. Anche il suo numero - il 27 - è stato ritirato.

L’uomo dell’angolo caldo: terza base di quella Germal campione d’Italia e poi di tutto, è stato uno dei giocatori italiani più apprezzati. Trentatré presenze in nazionale, comincia a giocare a baseball in Venezuela, con Parma vince due scudetti e altrettante Coppe dei campioni. Grinta da vendere, una volta ritiratosi diventa la guida del figlio Davide, poi capitano della Nazionale, che riporterà dopo anni a Parma quello scudetto che Paco vinse nel ‘76.

Il mitico seconda base della squadra dello scudetto: alto 1,65, agilissimo e soprattutto talmente veloce da essere soprannominato Speedy, è uno dei migliori difensori mai scesi su un diamante in Italia. Leggendari i suoi doppi giochi, ma anche i suoi fantastici Bunt. 28 presenze in azzurro, è con 5 scudetti e 6 Coppe dei campioni uno dei giocatori più vincenti della storia del baseball parmigiano. È uno degli eroi della vittoria contro gli Usa del ‘73: il numero 1 della sua casacca è stato ritirato.

Il fortissimo esterno della Germal on deck, in attesa del suo turno di battuta, in un Europeo pieno all’inverosimile dove non era difficile sentire ritmato sugli spalti il coro “Sal Sal Sal Varriale”. L’italo-americano, rimasto sempre vicino alla squadra in questi 50 anni, nelle gioie come nei momenti di difficoltà, è stato, dopo il ritiro, anche nominato Manager dell’anno per avere vinto lo scudetto 1985 come allenatore. Famose anche le sue telecronache per Tmc, Eurosport e Sky Sport.

Uno dei principali artefici della vittoria tricolore: numero 5, newyorchese, per lo più impiegato all’esterno centro, nel ‘76 batte .382 di media (quarto assoluto), con 8 fuoricampo, 2 tripli e 12 doppi. In 45 partite va strike out solo 7 volte, segnando 49 punti e battendone a casa altrettanti. Una vera e propria furia: un giocatore cardine di quella squadra invincibile.

Interno, battitore destro, classe ‘53 ma sui diamanti dal ‘70, nell’anno dello scudetto gioca 20 partite, con una media battuta di.299 e 3 fuoricampo. Impiegato in seconda e in terza base, è un back up che sa molto rendersi utile.

Vero proprio jolly della squadra, titolare praticamente inamovibile, col suo .351 di media è nella top ten dei migliori battitori del campionato: in dote alla squadra di Montanini porta anche 45 punti battuti a casa. Giocatore di grande grinta e personalità, Tony D. fu uno dei grandi trascinatori quell’anno. Versatile, capace di giocare in più ruoli, venne schierato da Montanini anche sul monte.

Ancora non lo sapeva che sarebbe diventato uno dei giocatori più vincenti della storia del baseball ducale: non poteva saperlo perché aveva appena 18 anni, ma Montanini, vedendoci lungo, gli volle comunque dare fiducia schierandolo in campo 24 volte. Il resto è storia: 836 partite in serie A, 912 valide, 355 basi ball, il suo numero, l’8, ritirato per sempre. Una leggenda del baseball Made in Parma, un fedelissimo capace di vincere sia come giocatore che come allenatore.

Cabrito: ed è subito nostalgia. Un personaggio da romanzo, con i suoi basettoni e la classe che ne ha fatto uno dei migliori mai visti in Italia. Il guatemalteco naturalizzato italiano che faceva magie dietro al piatto (trasformando ball in strike) e nel box di battuta: mitico numero 10 (come gli home run battuti nel ‘76), secondo solo a Castelli nella classifica dei migliori battitori (.396 di media, 50 punti battuti a casa), Guzman rappresenta uno dei più limpidi fenomeni della Germal. Nell’anno dello scudetto -basti questo - scese in campo in tutte le partite. Ricevitore, ma anche prima base e lanciatore, è stato uno dei grandi protagonisti del mondiale del ‘78. È mancato nel 2019, a 72 anni.

Il più forte di tutti i tempi. Senza se e senza ma. Nella storia del baseball italiano ed europeo ci sono stati tanti grandissimi giocatori: ma solo un Giorgio Castelli. Il capitano, anzi di più, la leggenda: nel ‘76, quando è ancora a caccia del suo primo scudetto, Castelli ha già vinto 2 volte la tripla corona, ha battuto (nel ‘74) l’irreale media di .525, ha colpito (ci riesce proprio quell’anno), primo a riuscirci, 100 fuoricampo. È anche il capitano della nazionale, il giocatore, in quel momento, con più presenze. Travalica il mito. E per lui parlano i numeri: miglior battitore del campionato, trascina la Germal al primo scudetto con 14 home run, 90 valide e 52 punti battuti a casa e una fantastica media battuta da .454. Il suo numero di maglia, il 24, è ovviamente stato ritirato. È un idolo assoluto: in una parola, unico.

Il poderoso swing di Bob Ciccone; oriundo, dopo due anni a Grosseto, è passato al Parma nel ‘75, quando si è laureato miglior battitore del campionato (con la strepitosa media battuta di .453), dove è rimasto fino al ‘79. Ha collezionato 45 presenze in nazionale, giocando anche i mondiali del ‘78 in Italia.

Manzini sorridente dopo avere segnato un punto. Stefano è stato il Shohei Ohtani italiano. Molto prima che la superstar giapponese dominasse in Mlb sia sul monte che nel box, il parmigianissimo Manzini aveva fatto capire di essere un grande lanciatore e un altrettanto formidabile slugger. Se da pitcher chiuse il '76 con un fantastico 10 vinte e 0 perse con una media pgl di 1,32 (quarto assoluto dietro Gioia, Corradini e Miele), in battuta Manzini ha colpito in carriera 164 fuoricampo (2 in più di Castelli, 4° di tutti i tempi) per una media battuta vita di .312.

Varriale mentre prende vantaggio in prima: altezza e peso non lo rendevano un grande ladro di basi, ma questo non gli impedì di colpire 8 doppi nel ‘76. Quell’anno giocò 40 partite, battendo a casa 35 punti. Solo 5, davvero un’inezia, gli strike out subiti a fronte di 21 basi ball ricevute.

La grinta sulle basi di Paco Dallospedale: terza base, ruolo in cui si alternava con Bardiani, Dallospedale ha giocato dal '71 al 78, contribuendo ai trionfi della Germal in Italia e in Europa. Nel '76 fu protagonista della rimonta in gara-1 contro Nettuno, la grande rivale del Parma nella corsa scudetto. Sotto 3-1, in uno stadio infuocato, Paco spedì la pallina fuori dalla recinzione portando la Germal agli extra inning dove un hr di Ciccone e una chiusura suntuosa di Guzman permisero ai biancoverdi di imporsi in un campo difficilissimo.

Il principe dei diamanti in una foto del ‘77 dove è riconoscibile lo scudetto sulla maglia conquistato l’anno precedente; premiato da Aldo Notari, presidente della squadra, e da Mario Salvarani, lo sponsor e infine festeggiato dai compagni di squadra per il centesimo fuoricampo, colpito nell’ultima giornata di campionato, a Grosseto, il 19 settembre. Castelli è stato il primo giocatore nella storia del baseball italiano ad arrivare a quota 100 home run. In carriera ne colpì 162: ancora oggi è il quinto di tutti i tempi.

Il Duca e il patron: il primo è stato l’uomo più importante del baseball italiano, quello che ha saputo farlo crescere e portarlo anche alle Olimpiadi. Ex giocatore, ma soprattutto carismatico presidente del Parma baseball per 16 anni, poi presidente della Federazione italiana, europea e mondiale (dove, eletto per acclamazione, resta dal ‘93 fino al 2006, anno della sua morte), Notari è il più grande dirigente che il baseball abbia mai avuto. Con lui Mario Salvarani forma uno dei sodalizi più vincenti della storia dello sport ducale: imprenditore illuminato, capace di grandi intuizioni, proprietario insieme ai fratelli della grande industria che tanto ha dato allo sport (basti pensare i formidabili successi nel ciclismo), Salvarani abbina il marchio Germal alla squadra di Notari e Montanini, vincendo in 4 anni due scudetti (compreso il primo della storia del baseball ducale) e altrettante Coppe dei campioni.

Leggendario interbase di qualità eccelsa, giocatore e uomo tra i più amati e indimenticati dal pubblico di Parma, città che ha sempre nel cuore e dove, quando può, torma sempre volentieri, Coffman è davvero uno degli eroi del ‘76, unanimemente considerato uno degli atleti più corretti mai apparsi su un diamante. Generoso, serio, mai fuori posto, leader dentro e fuori dal campo, è stato il lead off che ogni squadra avrebbe voluto avere: sicuro e perfetto in difesa, nel ‘76 segnò qualcosa come 78 punti, battendo tanti fuoricampo come Castelli (14) e colpendo 18 doppi. Con lui Mario Salvarani forma uno dei sodalizi più vincenti della storia dello sport ducale: imprenditore illuminato, capace di grandi intuizioni, proprietario insieme ai fratelli della grande industria che tanto ha dato allo sport (basti pensare i formidabili successi nel ciclismo), Salvarani abbina il marchio Germal alla squadra di Notari e Montanini, vincendo in 4 anni due scudetti (compreso il primo della storia del baseball ducale) e altrettante Coppe dei campioni.

Classe ‘58, mancino, era tra i più giovani della truppa: ma questo non gli ha impedito di giocare 32 partite quel ‘76, preludio di una carriera formidabile che lo ha portato a diventare uno dei giocatori più popolari del baseball parmigiano. Una storia gloriosa che lo ha visto giocare 550 partite in Seria A, dal ‘75 all’89, sempre con il sorriso sulle labbra, vincendo tutto quello che si poteva vincere.

È la casa dei ragazzi di viale Piacenza, dei ragazzi della Germal: un luogo mitico, che non esiste più. Teatro dei più grandi successi del baseball parmigiano, era parte di un complesso sportivo poi abbattuto per fare posto all’Efsa. Inaugurato nel ‘71 in occasione dei campionati europei è stato demolito nel 2009. Gioiello del baseball italiano ha ospitato due finali dei campionati del mondo. Nel ‘76 era spesso gremito in ogni ordine di posto, con molta gente costretta a seguire le imprese della Germal in piedi, se non quando seduta sui piloni.

Il capitano della Germal portato in trionfo dopo l’ennesima impresa e durante il riscaldamento mentre sul diamante marcia la banda, in un curioso pre partita. A suonarle poi saranno i parmigiani a tutte le altre squadre come dimostra nell’altra foto del pannello l’accoglienza della curva a Guzman (con il numero 10) e compagni.

Di Santo, portato in trionfo, dai suoi compagni di squadra, alza il dito al cielo: tra i grandi protagonisti dello scudetto c’è sicuramente anche questo 22enne capace di battere sempre sopra .300 nei 4 campionati disputati in Italia. Nel ‘76 per lui 13 doppi e 9 basi rubate, nonché più di 40 inning sul monte con una media pgl di 1.11.

Tra un Montanini che esulta e Gioia portato in trionfo, a festeggiare sono anche due grandi personaggi del baseball ducale: Primo Allegri, istituzione del batti e corri parmigiano, che ha tenuto a battesimo diverse generazioni di campioni, e Sergio Colla, il mitico massaggiatore recentemente scomparso, volto riconoscibilissimo di una squadra di cui è stato per oltre 40 anni un collante fondamentale.

Negli anni ‘70 il boom del baseball è clamoroso: con il Parma calcio in serie C, sono prima il batti e corri e poi poco più tardi la pallavolo a scaldare il cuore di migliaia di parmigiani. Lo stadio Europeo è spesso esaurito e sono tantissimi i giovanissimi che seguono e tifano per la squadra. Molti di loro si avvicinano al baseball e portano avanti una tradizione che anche nel 2026 è sotto gli occhi di tutti: in Serie A Gold su dieci squadre partecipanti al massimo campionato ben tre infatti (oltre al Parma Clima, la Farma Crocetta ed il Camec Collecchio) sono della nostra provincia.

La cavalcata della Germal è inarrestabile, esiste un unico finale possibile: lo scudetto! 51 partite vinte e 3 perse, 506 punti fatti e 127 subiti consegnano alla leggenda una squadra che dopo tanti tentativi raggiunge finalmente il tricolore. E ci arriva non per caso: ma dominando dall’inizio alla fine.

Un momento storico: Eddy Orizzi, con Mike Romano il giocatore più rappresentativo della Derbigum Rimini in quell’anno campione d’Europa, si scuce dalla maglia lo scudetto vinto l’anno prima e lo consegna al capitano della Germal Giorgio Castelli, che lo mostra sorridente al pubblico festante. Un incredibile gesto di fair play, immortalato dai fotografi, che resta nella storia dello sport parmense.

L’impresa della Germal venne accompagnata, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, dal quotidiano della città, il più antico d’Italia: la Gazzetta di Parma. Qui possiamo vedere alcuni dei titoli più roboanti e degli articoli più significativi che il giornale diretto da Baldassarre Molossi dedicò a quella squadra straordinaria.
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